Rassegna stampa (selezione)

Una poesia postmoderna da pensione

Non c'è nulla che invecchi tanto in fretta quanto la poesia postmoderna. La durata del viaggio dell'oliva dal martinicocktail del luganese Oliver Scharpf, stampato dalle edizioni PeQuod e datato luglio 2007, è quasi sull'orlo della pensione. L'autore, già premio Montale e premio Schiller, è uno che detesta la poesia eppure ne scrive senza posa: «scusate se vi rompo il cazzo / cari signori» è l'altisonante incipit di questo libretto che si legge d'un fiato e che per fortuna altrettanto velocemente si dilegua dal cuore del lettore. L'idea era anche buona, inventare un moderno haiku della desolazione occidentale, un uppercut , un colpo da-sotto-in-su che destabilizzi alla lettura. E così accade, si legge e si rimane colpiti, ma lo stordimento non è di quelli provocati dall'essenziale. Il problema comunque non è solo di Scharpf, che nel suo genere è anche abbastanza bravo, piuttosto di una moda poetica che ciclicamente ritorna (più di frequente in tempi moderni) con tutta la sua avversione per il bene e per il bello, con tutta la sua ostentata volgarità («così triste e solo, i coglioni girati / con tutto quel che segue», «in un vicolo del nucleo di ponte capriasca / c'è un affresco andato per lo più a puttane») che di per sé non sarebbe un problema se dietro non ci fosse soltanto un imbarazzante vuoto: «sbronzarsi in un parco / di una grande città / in un giorno qualunque di primavera» (p. 37), «ma il mio unico scopo nella vita è quello / di starmene sdraiato per pomeriggi interi» (p. 64). È il dramma di chi assume una posa (quella «post-moderna») senza la necessaria ironia che la neutralizzi, di chi vorrebbe forse condividere qualcosa di importante ma non può perché certi atteggiamenti (lirici, tradizionali, autenticamente poetici) non sono più “in”. Quindi ci si limita a trascrivere pensieri: «in vespa nella campagna fuori ginevra / i campi di girasoli / mi fanno dimenticare il mondo» (p. 21), «cammino senza meta per le strade / intorno alla stazione di napoli» (p. 79), eccetera. Va comunque riconosciuta a Scharpf una certa capacità di invenzione, immagini fulminee che restano vive nonostante «la lingua di spuma » abbia già leccato via il «nome scritto sull'inguine di una spiaggia» (= la nuova poesia): belli ad esempio, sebbene non del tutto originali, il pettirosso che annuncia la neve o i flashes che «sbocciano come magnolie», la novella Veronica di p. 43, l'aspirina che «crepa in effervescenza » e soprattutto il «cambio di vacca» (dal pezzato al nero) che segnala il confine del Canton Friborgo. Per il resto siamo nel campo della pubblicità più che della poesia, e come tale andrà considerata senza troppo rancore. (Pietro MontorfaniGiornale del Popolo, 27.10.07)

Oliver Scharpf, l'estroso, divertente Scharpf, di padre tedesco (di lì il cognome «nuovo» per noi), di madre da Ponte Capriasca, è cresciuto (vita, lingua, scuole) «ticinese» (ora ha 30 anni) prima di diventare un po' giramondo, con mente vagamente anarchica (e un cospicuo sradicato, déraciné come Blaise Cendrars è tra i suoi modelli, con Céline, Bernhard, parecchi americani, Dürrenmatt e altri). Questo La durata del viaggio dell'oliva dal martinicocktail , Ascona, peQuod, 2007, è la sua seconda raccolta. In viaggio è anche un romanzo. Si è già riprodotta in questa rubrica (vedi «Azione» del 2 ottobre) la sua poesia per un pettirosso, indicativa dell'alternanza, frequente in Scharpf, tra mirare alto, sulle ali dell'immaginativa, e caduta, sconfitta. Dialettica tra speranza che contrasti e possibilmente vinca «il mal che ci fu dato in sorte», il crollo delle illusioni. Questa imaginativa («o imaginativa che ne rube / talvolta sì di fuor, ch'om non s'accorge / perché dintorno suonin mille tube / chi muove te …?» (Purgatorio , XVII, 13 sgg) può portare su cieli legati al sogno, quasi per ubbidire a un allegro «e lasciatemi divertire». Nel piacevole pezzo no. 87 l'«occasione» è data, durante una trasvolata Roma­Stoccolma, dal trasvolante «fondo­schiena» (per dirla con l'eufemismo improvvisamente venuta alla ribalta, nei media, per la scelta di Miss Italia 2007) di una hostess «da qualche parte, tra roma e stoccolma / alzo il mio gintonic / nel nome di un libro intero di poesie / che non ho mai letto da nessuna parte / e che non è nemmeno mai stato scritto / se non nello spazio di tempo appena stabilito / della traiettoria del culo dell'hostess che va». Non ometta il lettore di leggere, in fine, la dotta e divertente lunga nota sui vari tipi di martinicocktail (cfr. titolo). Con gli interventi di specialisti a partire dal «fondatore», un Martini da Arma di Taggia in Liguria emigrante e New York; per continuare con Maugham, Fleming (James Bond), Hemingway, Churchill, Buñuel, Roosevelt, Kennedy e altri illustri bevitori. (Giovanni OrelliAzione, 06.11.2007)