Sull’acqua

Elena Spoerl-Vögtli

Elena Spoerl Vögtli (*1952 Bellinzona) è giornalista ed è l’antenna per la lingua italiana dell’associazione AdS (Autrici e autori della Svizzera). Vive a Lugano. Ha pubblicato precedentemente tre raccolte di poesie – Coriandoli, Edizioni del Leone 2003; Finestre, Salvioni editore 2008; Mikado, Edizioni Ulivo 2011) – un libro per bambini, qualche racconto. Le sono stati riconosciuti diversi premi letterari in Svizzera e in Italia. Nel dicembre 2014 la seconda raccolta è uscita in traduzione tedesca (testo a fronte) presso la Limmat Verlag di Zurigo.

(dal risvolto di copertina, alla chiara fonte)

Sull’acqua di Elena Spoerl-Vögtli: una raccolta poetica per esplorare le «geografie dei bordi»

di Alessia Peterhans

Pubblicato il 19/12/2016

Come un corso d’acqua, anche l’ultima raccolta poetica della scrittrice ticinese Elena Spoerl-Vögtli nasce alla Sorgente: è questo infatti il titolo del componimento d’apertura. Suddiviso in quattro strofe di quattro versi ciascuna, vi è inscenato il percorso di un io poetico fluido, dalla nascita sotto terra fino al raggiungimento del delta. La stessa struttura, ma con l’aggiunta di una strofa, è ripresa nella poesia di chiusura, intitolata Oltre le nuvole, in cui il mondo dell’io poetico e dell’acqua è messo in opposizione a «un mondo di silenzi ed energie» (v. 9) – aereo, lontano e irraggiungibile. Nel corso della raccolta Sull’acqua, diventa allora chiaro che il titolo del libro voglia indicare un confine tra due stati delle cose: tra quaggiù e lassù, tra qui e lì, tra mare e cielo oppure, più in generale, tra gli elementi acqua e aria.

Volendo prendere in prestito un’espressione dalla poesia Ormeggi, si può definire la raccolta di Elena Spoerl-Vögtli come un’esplorazione di «geografie dei bordi» (v. 5). Nei componimenti in cui è riconosciuto un confine, questo è spesso accompagnato dalla volontà di trapassarlo. Ad esempio nella poesia Luino, il lago osservato dalla riva adempie anche il suo compito di confine naturale con la regione del Piemonte. Infatti dalla riva lombarda è possibile intravvedere le case piemontesi sulle colline dall’altra parte. La sua funzione di bordo è relativizzata dall’osservazione che il lago è «antecedente ogni casa, ogni cosa / e che oltre ogni vita dura» (vv. 8-9). Inoltre la sua eccezionalità si mostra in un’immagine, presentata come un breve, sorprendente miracolo, in cui i due lati del confine si invertono: «Dal fondale salgono bollicine / forse il fiato della terra che offre / al suo cielo una pioggia a rovescio» (vv. 10-12). Il lago non è infatti solo il confine tra due regioni, ma anche tra il mondo subacqueo e quello della superficie.

Tuttavia l’acqua è un confine statico solo dal punto di vista dell’uomo, in quanto per sua natura è in realtà sottoposta a una metamorfosi continua, come quella descritta nella prima poesia: deve infatti passare lo stadio di sorgente, di ruscello e di torrente per poter diventare lago o mare. Il ruolo dell’uomo cambia nel corso dei componimenti della raccolta. Inizialmente sembra possibile un’identità tra essere umano e acqua: in Regressione l’acqua permette all’io poetico di percepire «Sensazioni / prima del pensiero. / Esperienza pura» (vv. 12-13), ossia di tornare a uno stadio simile al periodo prenatale nel ventre materno, e in D’estate gli permette per un attimo di sentirsi galleggiare come «in aria un uccello che plana» (v. 2).

Nella seconda metà del libro si nota invece una maggior inquietudine, che sembra essere provocata dall’intervento dell’uomo sulla natura. Esemplari sono due scene notturne, che colpiscono per la loro nitidezza nonostante l’incombente buio: nella prima, nella poesia intitolata Notturno, è descritta una costa da un punto di vista sul «confine / tra domestico e smisurato altrove» (vv. 2-3) dove le luci artificiali e naturali non tranquillizzano l’animo ma al contrario accendono «paure / e speranze sopite» (vv. 10-11). In Litorale – anch’esso, si ricorda, un luogo di confine come la costa – l’attenzione si sposta in chiusura della poesia dal paesaggio alle martore infiltrate sotto le automobili, forse perché è stato loro tolto il naturale nido.

Sempre di più si fa allora spazio tra le poesie una vena critica: il discorso si sposta dalla concentrazione sull’io a un soggetto al plurale – un noi. E pare allora legittimo interpretare la poesia Gocce sospese non come mera descrizione del percorso delle gocce sulla finestra, ma come relativizzazione del destino degli uomini che proseguono la propria vita nonostante la consapevolezza dell’ineluttabile trascorrere del tempo: «Di tanto in tanto / una trema / s’avvia, scivola / ne trova un’altra […] / e infine una / vacilla e cade» (vv. 6-17). La poesia tuttavia è un ritaglio di questo destino, in grado di catturare ed esprimere per mezzo delle parole la fragilità della vita: ricorda in questo senso le poesie nella raccolta Finestre, dove ogni componimento circoscrive una sensazione, un paesaggio o un momento di vita.

Con parole semplici e immagini nitide la voce di Elena Spoerl-Vögtli torna a parlarci con questa quarta raccolta poetica, dopo le precedenti Coriandoli e Mikado, oltre alla già citata Finestre (pubblicata anche in tedesco, tradotta da Janine Zumstein). Nel corso del libro la poetessa esplora diversi bordi – spaziando dalla superficie dell’acqua alla separazione invisibile tra natura e uomo – quasi a volerne ricordare la forte presenza nel nostro mondo. Ma così ogni componimento diventa una dimostrazione della possibilità di annullare questi confini per mezzo della poesia.