Moving Words

Avec / Con Angelika Salvisberg (Pro Helvetia)

Approfondimento del 14/04/2011 di Roberta Deambrosi

Dal 2009 al 2011 Pro Helvetia incoraggia la traduzione letteraria svizzera tramite il programma “Moving Words” che riunisce sotto uno stesso cappello una serie di iniziative e di promozioni. Dalla valorizzazione del lavoro dei traduttori alla riflessione attorno alle pratiche della traduzione letteraria, vengono esplorati diversi percorsi che, non solo cominciano a prendere forma sotto forma di pubblicazioni e manifestazioni, ma potranno a lungo termine venir integrati agli strumenti di sostegno di cui dispone già la Fondazione.
Abbiamo formulato alcune domande su “Moving Words” a Angelika Salvisberg, responsabile della sezione “Letteratura e Società” di Pro Helvetia.

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Moving Words si rivolge ai traduttori letterari svizzeri e stranieri, alle case editrici e ai teatri che desiderano mettere in scena una traduzione di una pièce di un autore svizzero. Chi si è maggiormente rivolto a voi?

Angelika Salvisberg: Le case editrici, sia svizzere che straniere, hanno subito manifestato il loro interesse. I traduttori elvetici sono stati informati sin da principio e hanno reagito velocemente, poi il passaparola ha permesso di raggiungere anche i traduttori stranieri. Coinvolgere i teatri è invece stato più complesso, per questa ragione abbiamo organizzato dei simposi a loro dedicati; è stato così possibile far circolare l'informazione anche presso queste strutture.
Nonostante un primo impulso sia venuto da noi, ora constatiamo che sono gli interessati stessi che fanno il primo passo. Le case editrici straniere manifestano un certo interesse anche perché sanno che Pro Helvetia co-finanzia le collane di letteratura svizzera.
Il programma ha preso forma nel 2008 e dopo un anno abbiamo potuto lanciare le prime iniziative. Solo ora riusciamo a osservarne lo sviluppo: le opere che sosteniamo vedono il giorno da poco; si è infatti dovuto tener conto dei tempi relativamente lunghi del processo di traduzione e delle negoziazioni fra autori e editori, in cui entrano in conto ragioni economiche, la scelta del traduttore, il lavoro stesso di traduzione e quello di lettorato.
Fra le proposte contenute in “Moving Words” vi è inoltre la possibilità per i traduttori svizzeri di fare una domanda di sostegno per un progetto di traduzione. Se in precedenza questa era un'offerta indirizzata agli editori, ora è il traduttore che si trova nella posizione di poter proporre egli stesso un progetto. È un aspetto del programma che ci sembra dover essere più sfruttabile .

Come valuta, attraverso l'esperienza di “Moving Words” e allo stato attuale dell'iniziativa, l'interesse che la letteratura svizzera suscita oltre i suoi confini linguistici e politici?

Se osserviamo le mere cifre di vendita, direi che risulta alquanto insoddisfacente. Ma questo non dev'essere l'unico possibile criterio di giudizio, infatti crediamo che sia necessario affrontare la questione estraendoci dalle dinamiche strettamente economiche. Un libro merita di esser pubblicato anche se avrà pochi lettori. Il marchio svizzero non è di per sé sinonimo di successo. È necessario che il libro sia di qualità perché venga notato. Penso ad esempio al grande successo di Melinda Nadj Abonji. Il nostro compito è quello di diffondere informazioni sulle varie attività, sulle proposte delle case editrici svizzere, così che il lettore sia in misura di operare le sue scelte. Inoltre, preferiamo sostenere laddove esiste una domanda manifesta, tanto dei lettori medesimi, quanto dei traduttori e degli editori.

Una delle intenzioni del programma è di “lanciare un dibattito su qualità, prassi e significato culturale della traduzione letteraria”. In che modo “Moving Words” contribuisce, o ha contribuito a questa riflessione?

Nel 2010 abbiamo promosso uno studio che aveva come scopo l'osservazione del panorama della traduzione, in Svizzera, e di autori svizzeri. Più precisamente si trattava di capire, per la produzione 2006-2008, sia in Svizzera che all'estero, quali fossero le opere, e per quanto riguarda i traduttori stessi, quale fosse la loro situazione economica e come si posizionassero sul mercato del lavoro. Ne abbiamo tratto una serie di risultati e suggerimenti interessanti, stiamo dunque riflettendo alla pubblicazione di tale studio. A breve ne verrà lanciato un ulteriore, volto a sondare la questione del mantenimento della qualità delle traduzioni letterarie e delle modalità di lavoro degli editor. Infatti in Svizzera la situazione delle case editrici è peculiare, la maggior parte di loro è di piccole dimensioni e non può permettersi di creare un posto specificatamente destinato all'editor, il suo compito viene dunque ripreso dai collaboratori stessi della casa editrice. Vorremmo dunque esplorare queste pratiche nelle varie regioni linguistiche.
La rete dei traduttori svizzeri è ristretta, questo fa sì che essi siano una categoria che non dispone di sindacato. Cerchiamo allora di organizzare dei convegni in collaborazione con l'AdS (Autrici e Autori Svizzeri) – e in concomitanza con manifestazioni come Babel Festival a Bellinzona – durante i quali si affrontano le questioni attinenti al mestiere, dalle questioni economiche a quelle che toccano il riconoscimento del lavoro stesso dei traduttori.

“Moving Words” dovrebbe prender fine nel 2011. È destinato a protrarsi? Quali progetti, intenzioni future ha fatto nascere il programma?

Ufficialmente “Moving Words” termina nel 2011, ma in pratica alcuni progetti dureranno sino al 2013, è il caso delle collezioni svizzere curate dalle case editrici straniere. Un'iniziativa che avrà sicuramente un seguito è “Young Translators Mentoring”, che offre la possibilità ai giovani traduttori di inserirsi nel mercato piuttosto chiuso delle traduzioni letterarie. Tramite la collaborazione con quattro case editrici, ad ogni giovane che si cimenta con un'opera viene garantito l'appoggio di un traduttore esperto e la pubblicazione nelle collane correnti della casa editrice che lo stamperà. È il caso, riuscito, di Camille Luscher che per le edizioni d'En bas, ha tradotto in collaborazione con Marion Graf il romanzo Sez Ner di Arno Camenisch. La stessa Marion Graf ha inoltre appoggiato Yves Guignard che ha affrontato Matutin di Gertrud Leutenegger, in corso di stampa da Zoé. In italiano, dall'editore Comma 22 di Bologna, uscirà poiHeute kommt Johnson nicht. Kolumnen 2005-2008 di Peter Bichsel, tradotto da Anna Allenbach in collaborazione con Anna Ruchat.
Sono tutti progetti rivelatisi molto diversi fra loro, perciò crediamo che per ogni caso il sostegno debba essere pensato su misura. L'esperienza positiva di tale mentoring verrà sicuramente integrata nelle misure correnti che Pro Helvetia mette a disposizione già sin d'ora.